IL DESIDERIO DI SCOPRIRE, LA VOGLIA DI EMOZIONARE, IL GUSTO DI CATTURARE

Queste parole del fotografo Helmut Newton riassumono perfettamente ciò che significa per me la fotografia naturalistica. IL DESIDERIO DI SCOPRIRE, di non smettere mai di esplorare nuovi posti, siano essi famosi o meno. Perché la bellezza è ovunque, anche negli angoli più nascosti. Ma non solo scoprire nuovi posti, bensì riscoprire quelli che già conosciamo, per riappropriarci delle nostre radici. LA VOGLIA DI EMOZIONARE, di far provare a chi guarda le mie immagini le stesse emozioni che ho provato io nel catturarle. Dare l’impressione di trovarsi lì in quel bosco autunnale o su quella cima innevata che si vede nella foto. IL GUSTO DI CATTURARE, di perdersi in un bosco o di attendere il tramonto sulla cima di un monte, treppiede e fotocamera alla mano. Soli, nella natura.

Nella fotografia naturalistica ho forse trovato la mia essenza, il mio desiderio di esplorare unito alla volontà di immortalare ciò che più mi impressiona. Costruire una raccolta di immagini dei posti che visito anche per conservarne intatta la memoria. Per emozionare emozionandosi.

Non sei d’accordo con me? Cosa c’è di più bello di camminare in solitaria in mezzo a un bosco, immerso nei rumori della natura? Senza pensieri per la testa, con gli scarponi che calpestano una distesa di foglie secche oppure che attraversano un ruscello che scende placido verso valle? Di attendere in inverno il tramonto sulla cima di un monte e vedere il sole scendere piano piano e ammorbidire la sua luce, che avvolge i colli circostanti donando loro la magica atmosfera dell’ora d’oroMagari con le dita che si congelano per dover operare sui pulsanti della fotocamera.

Di ritrovarsi disteso su un prato nel Parco Nazionale del Gran Paradiso a caccia “fotografica” di marmotte e di essere praticamente costretti a giocare a nascondino pur di riuscire a portare a casa delle belle immagini? Di passare una notte in tenda lontano da tutto e da tutti, attendere con trepidazione l’ora migliore per fotografare il cielo stellato e, con il collo all’insù, distinguere a occhio nudo la via lattea? Occasioni nelle quali scatti a raffica ma a un certo punto ti fermi e decidi di goderti quello che c’è sopra di te, sembrandoti quasi di essere un cowboy che dorme sotto le stelle nel selvaggio west. Perchè si, immortalare lo splendore della natura è impagabile, ma ogni tanto bisogna anche sapersi fermare e restare semplicemente fermi, in silenzio, a contemplare e rispettare quello che si ha davanti agli occhi. 

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Là fuori c’è un mondo intero che aspetta solo di essere esplorato. Ma non occorre per forza esplorare posti mai visti. Come dicevo poco fa penso sia giusto anche riscoprire i nostri luoghi, magari quelli vicino casa, che essendo tali spesso non vengono considerati ma possono invece essere custodi di sorprese inaspettate. Riappropriamoci delle nostre radici che altrimenti rischiano di finire nel dimenticatoio.

E in futuro? Cosa aspettarsi? Riusciremo a restituire la giusta importanza a ciò che stiamo distruggendo giorno dopo giorno? In un mondo in cui l’urbanizzazione sembra ormai inarrestabile è troppo importante recuperare un rapporto con la natura. Come dice Mauro Corona basterebbe che ad esempio chi si recasse alle Tre Cime di Lavaredo non arrivasse fino in cima in macchina, ma che le raggiungesse a piedi, lungo i sentieri. 

Riappropriarsi della natura e dei suoi spazi imparando a rispettarla, perché come scriveva Giorgio Bocca dopo la tragedia del VajontNon uno di noi moscerini vivo, se la natura si decidesse a muoverci guerra”. Ma questa è una lezione che non abbiamo ancora imparato e temo non impareremo mai, se non quando sarà ormai troppo tardi.